Berluska (che è maestro nelle capriole e nei dietrofront), ha fatto scuola. La sua amica Sabina Began (in arte "ape regina"), ha scatenato un putiferio. Prima la fanciulla ha insinuato di essere incinta, grazie all'impollinazione del suo amico Silvio ("...Sono andata solo con lui"), e poche ore dopo ha scritto al sito Dagospia spiegando di aver "perso questa notte il bambino".
... Anche Flavio Briatore, in quanto alle capriole, all'occorrenza è un maestro. Se la Began dice che Berluska è depresso (anzi: "depressissimo"), Flavietto nostro - che ha visto il piduista pochi giorni fa - afferma categorico che invece "è in forma e sta bene". Di più: "E' un uomo felice perchè circondato dalla propria famiglia, aveva i figli accanto, stanno tutti vicini".
Bisogna dire che questo delizioso quadretto è stato confermato anche dalla Daniela Santanché :
"Berlusconi sta benissimo". Che è tutta da ridere, se si pensa che non sono passati tanti secoli
da quando fu intercettata al telefono proprio con Briatore, mentre
sparlavano su una presunta malattia di zio Silvio!
Dal mio vecchio post "QUI CROLLA TUTTO"
(di lunedì 13 giugno 2011)
Le intercettazioni delle telefonate tra Flavio Briatore e Daniela Santanché (pubblicate dal quotidiano “Repubblica”, e riproposte qui sotto), descrivono molto bene l’ipocrisia di chi sostiene Berlusconi anche quando è evidente che è finito, andato, trombato per sempre. In questi dialoghi si sente Briatore che spiega alla Danielona quel che gli ha raccontato Lele Mora. E lo si sente commentare in modo colorito il disastro di un uomo che si fa circondare da“troie”.
... E insomma, la situazione – dice Briatore alla Santanché – è che zio Silvio “è malato”. Perché continua ad organizzare le sue squallide festicciole (non più ad Arcore, si precisa, ma in altra location). E le ragazze gli si concedono e poi lo ricattano. Testuale: "Come e più di prima".
Santanchè: «Ma sei sicuro che lui (Berlusconi, con i bunga-bunga) ha ripreso?».
Briatore: «Al cento per cento».
-S: «Io sono senza parole … ma perché insiste (con il bunga-bunga)?».
-B:
«É malato, Dani! Il suo piacere è vedere queste qui, stanche, che
vanno via da lui. Stanche, dicono. Oh, che poi queste qui ormai lo
sanno! Dopo “due botte” cominciano a dire che sono stanche, che le ha
rovinate … Mora mi ha detto che “Tutto continua come se nulla fosse”».
- S: «Roba da pazzi!».
- B:
«Non più lì (ad Arcore), ma nell’altra villa… Tutto come prima, non è
cambiato un cazzo. Stessi attori (…) stesso film, proiettato in un
cinema diverso... Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new
entry…».
- S: «Ma ti rendi conto? E che cosa si può fare?».
- B:
«Siamo nelle mani di Dio qui, eh? Perché ieri sera, l’altra sera, ho
saputo che c’era stata un’altra grande festa lì. (...). Lele è stato da
me due ore, mi fa pena. Dice: “Fla, mi hanno messo in mezzo. E sono talmente nella merda che l’unico che mi può aiutare è lui (Berlusconi), sia con la televisione, sia con tutto. Faccio quello che mi dicono, faccio quello che mi chiedono…”».
- S: «Ma tu pensa!? E che cazzo dobbiamo fare!?».
- B:
«Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe
qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è
persino in imbarazzo lui! E dice: “Ma io che cazzo devo fare?”».
- S: «Va beh, ma allora qua crolla tutto».
- B: «Daniela,
qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere
riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per
le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia».
- S: «E con il clima che c’è, uno lo prende di qua, l’altro che scappa di lì».
- B: «Brava, il problema è che poi la gente comincia veramente a tirar le monete».
- S: «Stanno già tirando, e insultano pure!».
Il
giorno precedente alle elezioni (sabato 8, funerali del piccolo) ci fu
l’apoteosi. Se i moderati volevano buttar via la chiave, altri dicevano
di voler strappare unghie, lingua, occhi, e… e via delirando!
All’evento parteciparono (con passione) anche i carcerati. Che mandarono i fiori, e i loro bei pensierini.
Se
il popolino sfogava i più bassi istinti (e tifava pure per i
criminali), la stampa e le televisioni sfruttavano l’orrore e
l’emotività del momento.
Il
Vescovo Bonicelli, (applaudito durante la predica, come nei reality),
per ruffianarsi la platea citò un macabro versetto della bibbia.
La
destra pseudo-cattolica, in questo frangente (le elezioni politiche),
avrà rispettato il tradizionale silenzio del giorno che precede il voto?
O avrà sfruttato la tragedia pur di farsi propaganda “a gratis”?
Infine, tocca ripeterlo ancora: la premiata ditta Cuffaro & Casini 
Quello
di Padre Fedele era davvero un modo astuto (e ipocrita) di giudicare
gli altri. Fingendo perfino di essere moderni, addirittura spacciandosi
per misericordiosi e caritatevoli!
Molti italiani, che hanno il problema del sudore acido, si consumano nel loro cruccio. Ma ridono di chi si lamenta del mal di schiena, semplicemente perchè non hanno mai sofferto di ciò. 
Il crocefisso può essere considerato ( non sempre, come vedremo),
simbolo di pace, di amore, di fratellanza. Ma mai di laicità!
Nei paesi civili, diversamente che da noi, il crocefisso (la croce con
il Cristo morto) è simbolo -non l'unico, né il più importante- della
fede. Ma viene esposto con discrezione, e non nei luoghi dello stato
(non sui muri dei palazzi che, di fatto, appartengono a tutti e perciò
devono essere "neutrali".
Un Cristo "laicizzato" è un Cristo omologato, privato della sua carica "eversiva".
Il Gesù dei vangeli si scontrò con l'ordine costituito, cioè con il
clero inciuciato allo stato. E invece oggi il Gesù del crocefisso viene
imposto dalle autorità (civili e religiose) per sentirsi autorizzati
nelle loro politiche (magari giuste, magari sporche!).
Il crocefisso può turbare molti italiani che han cambiato religione, e
che non credono che Gesù è morto in croce (testimoni di Geova, islamici,
ecc.).
Alzando al cielo il crocefisso, che sono stati zittiti, umiliati,
torturati, arsi vivi i nostri padri. O i padri dei nostri padri.
Il Vaticano stesso dovrebbe togliere il crocefisso dal muro "di Cesare"
(cioè dello stato)... per riportarlo sull'altare "di Dio"!
Infine, la triste realtà: oggi come ieri clero e stato si inciuciano. E
chiedono al Cristo della croce di far loro -come si suol dire- "da
palo".