domenica 7 maggio 2017

UNA FIRMA, PLEASE!

Il sito di Roberto D’Agostino (“Dagospia”), ha pubblicato – nell’apposita rubrica dedicata alla posta - la lettera in cui ho spiegato che sono stato felice di andare a votare per le primarie del Partito Democratico.
Sì, certo, e sono stato perfino orgoglioso di poterlo fare. Ma in quell'occasione ho anche lasciato intendere che - se non chiedo troppo n’è vero! - la prossima volta vorrei che mi si chiedesse almeno una piccola cosa: una - per quanto vaga e formale - adesione al partito.
... Perché, insomma, andare al seggio dovrebbe essere una cosa seria, e non voglio ritrovarmi accanto qualche cialtrone che desidera solo prendere in giro il mio partito di riferimento.

La lettera in questione è la n° 21 a questo link.
... Ad ogni modo, alla redazione mi ero rivolto con queste parole: "Cara Dagospia, il buon Michele Serra, su 'Repubblica', si è chiesto: "Come spiegare la decisione del sindaco fascista di Nardò, signor Mellone, di votare alle primarie del Pd?". Ecco, essendomi recato al seggio, posso garantire che questa minchiata è stata possibile perché, contrariamente a quanto avrei desiderato, non era richiesta neppure una piccola firma ad una (per quanto vaga e formale) adesione al partito. W l'Italia (e le primarie), sempre e comunque".
Natale Pellizzer

domenica 1 maggio 2016

SAVIANO ATEO-DEVOTO

IL QUOTIDIANO "IL MANIFESTO" HA PUBBLICATO LA LETTERA IN CUI HO ESPRESSO IL MIO STUPORE PER QUANTO HA DICHIARATO - SU SAN GENNARO, SANTO CHE PIACE TANTO ANCHE AI MARIUOLI - LO SCRITTORE ROBERTO SAVIANO.
Peraltro, Saviano (che si proclama ateo, ed è sotto scorta per il suo eroico impegno contro la camorra), ha sempre fatto le pulci a Matteuccio Renzi per la sua presunta “narrazione” politica. Ma col suo recente spettacolo “Sanghenapule” Saviano ha anche sostanzialmente celebrato il miracolo “da sceneggiata” del prodigioso sangue.
... Già, il sangue (presunto sangue!), di quel Gennariello pazzerello che si è sempre burlato di una città che pure lo ha ricoperto d’oro. Perché, bisognerà dirlo, il santo si scioglie quando viene trastullato da un porporato, ma non è mai riuscito a far sparire la camorra o almeno n po’ di monnezza. E dunque, com’è possibile che uno come Saviano non colga il pericolo di certa devozione isterica, piagnucolosa, ruffiana, e (per certe recenti polemiche sul “tesoro” del santo) anche parecchio scandalosa?


    DAL QUOTIDIANO "IL MANIFESTO"
    (venerdì 22-4-2016, rubrica lettere al giornale)

 «Gentile Redazione, sarebbe già grave se Saviano spiegasse la devozione a San Gennaro col distacco di un antropologo. Perché lui è la coscienza critica di Napoli, e non può ignorare che quella religiosità sanguinolenta alimenta - fra l’altro - il fatalismo e la superstizione della città. Invece Saviano insiste a parlare -con stima ed affetto!- di questo santo che piace tanto pure ai mariuoli (testuale: «Verso San Gennaro ho una specie di feticismo. Lui capisce talmente tanto che ti ascolta anche quando - disperato - chiedi la grazia per poter rubare».
Ora, da agnostico capisco che lo scrittore (sedicente ateo) considera i credenti dei bambini ingenui a cui dare un buffetto sulla guancia. Ma i Napoletani adulti e vaccinati, davvero gradiscono questi paternalismi? Oggi, mentre la Chiesa condanna la falsa religiosità dei boss (e prova a riappropriarsi di un san Gennaro stralunato e forse mai esistito), Saviano difende chi lo proclama “roba nostra" (mi riferisco - che tristezza! - alla querelle tra il cardinale Sepe e la cosiddetta “deputazione”: un club di parrucconi che ritengono di avere per l'eternità il monopolio sul cosiddetto “tesoro di San Gennaro”)».
    Natale Pellizzer

martedì 9 febbraio 2016

RISPETTO

Parole sante, santissime, quello di Emma Bonino. Intervistata su “Repubblica”, la politica ha dichiarato: «Ho sempre presente Viola, una signora che all’Associazione Luca Coscioni, cui si era rivolta, chiedeva: “Se posso dare un rene, perché non posso aiutare mia figlia prestando il mio utero?”».
… E dopo aver riferito questo episodio, la Bonino ha così concluso il discorso: «Quando ci si occupa di questioni affettive private serve più rispetto. Bisogna saper guardare esperienze, dolori, mancanze degli altri senza pontificare».

lunedì 7 dicembre 2015

SIMBOLI DI FEDE

IL QUOTIDIANO VENETO "IL GAZZETTINO" ha pubblicato nei giorni scorsi la lettera in cui – proprio in quanto presepista – ho scritto che i presepi (e pure i crocefissi), non sono semplici addobbi da posizionare dove capita, a capriccio.
... Come è logico e come è ovvio: presepi e crocefissi rappresentano momenti cruciali del cristianesimo. E possono irritare, preoccupare, intimorire, infastidire chi si sente “escluso” o perfino minacciato da una religione che li ha usati e strumentalizzati anche per le più brutali crociate.

A PROPOSITO: SE DIO ESISTE, stramaledica Salvini, la Gelmini, La Russa, Luca Zaia, e tutti quei lazzaroni che per farsi belli hanno “arruolato” il Bambinello per la loro ultima insulsa sceneggiata.
... Tutti costoro hanno sfruttato il presepe in funzione anti-Islam, pur sapendo che in generale i musulmani se ne fregano dei crocefissi (e rispettano il presepe, anche perché quest’ultimo è assolutamente in armonia con quanto scrive il Corano).

TUTTI QUESTI BRUTTI CEFFI,
dimostrano una volta di più – se ce ne fosse bisogno – che presepi e crocefissi non sono inermi ammennicoli che si possono dispensare a piacere.
... E io mi sono sentito obbligato a partecipare alla discussione “presepe sì o no”, sul “Gazzettino” (attraverso la lettera che riporto qui sotto e che hanno pubblicato titolandola “I simboli della Fede”), proprio perché, in quanto presepista, non voglio essere confuso con chi strumentalizza il Natale per giustificare certe luride porcate.
____________________________

     Alla redazione de "Il Gazzettino"
« I presepi, esattamente come i crocefissi, non possono essere “difesi” da chi si ricorda di essere cristiano solo a Natale. E non stiamo parlando di semplici “tradizioni”, ma casomai di simboli della fede. A mio parere la Fede non si impara a scuola e non si insegna in un comizio, piuttosto la si propone con l’esempio (se questo è sincero). Io, che sono presepista, da diversi anni non presento più i miei presepi nelle mostre natalizie esplicitamente cattoliche, perché sono agnostico e chi le organizza potrebbe considerarmi un “infiltrato”. Peraltro, i cristiani sanno che i presepi e le croci possono ispirare pace, ma altre volte fomentare polemiche e persino guerre. Per questo a mio parere i cattolici per primi dovrebbero togliere il Cristo dagli edifici laici dello Stato, per riportarlo sugli altari di quel Dio che non vuole essere “nominato invano”».
      Natale Pellizzer

martedì 1 settembre 2015

ELENA DEI CAMERATI

Il quotidiano veneto “Il Gazzettino” ha pubblicato nei giorni scorsi la lettera (qui sotto), in cui mi dicevo d’accordo con quanti, nel Partito Democratico, hanno chiesto le dimissioni della consigliera regionale all’Istruzione Elena Donazzan.
... La faccenda è nota: la Donazzan aveva raccontato su Facebook di essere stata derubata dai “marocchini di merda” (e fin qui, passi!), ma subito dopo, per il linguaggio usato (“da caserma”, secondo Alessandra Moretti), ha nuovamente lasciato trasparire le sue idee fascisteggianti. Che sono assolutamente inconciliabili con chi dovrebbe credere alla Democrazia (visto che ci campa sopra, peraltro a nostre spese).

_______________________________________

«Molti rivelano le loro inconfessabili passioni quando sono ubriachi. O quando sono arrabbiati. L’assessore all’istruzione Elena Donazzan ha ragione: se un marocchino mi ruba la bicicletta, è un “marocchino di m.”. E io aggiungo che un italiano che mi imbroglia è un “italiano di m.”. Ma la Donazzan – che evidentemente ha potuto identificare chi l’ha derubata, perché è certa delle sue origini magrebine – adesso denunci il “pericolo pubblico”, facendo nome e cognome. E subito dopo, però, si dimetta. Perché tirando in ballo i suoi amici “camerati” (che considera baluardi di giustizia), ha ribadito ancora una volta che il suo cuore rimpiange altre epoche a altre (odiose) politiche. Non si può sputare nel piatto in cui si mangia. Non si può rappresentare la Democrazia (e mangiarci sopra, a nostre spese), se pubblicamente la si snobba e intimamente la si disprezza».
        Natale Pellizzer

mercoledì 12 agosto 2015

IL LEONE CHE MANGIA IL VANGELO

I leghisti tipo Luca Zaia (governatore del Veneto), e Matteo Salvini (segretario federale del Carroccio), hanno risposto come hanno potuto ai meritati rimproveri dei vescovi (il segretario della Cei Nunzio Galantino li aveva definiti "Piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse!").
D'altra parte, anche se la Lega va forte nei sondaggi (ma solo perché parla alla pancia della ‘ggente), non riuscirà mai a conciliare le strombazzate “radici cristiane” (che peraltro difende solo a parole), con l’egoismo e la cattiveria che trasuda quotidianamente nei suoi proclami.
Del resto, Zaia si oppone agli Ogm (che invece Papa Bergoglio non demonizza affatto), per la stessa ragione per cui difende il crocefisso. Ovvero: perché deve apparire difensore del rassicurante “piccolo mondo antico” (che piace tanto agli elettori meno riflessivi e più rancorosi).
Funziona così, purtroppo, in una certa Italia che si proclama cattolica anche se non apre mai il Vangelo (e invece preferisce leggere gli oroscopi, e credere alle Wannemarchi urlanti). Per non parlare dei tanti ignoranti per professione, tipo quell'Adriano Celentano che prima difende il pericoloso metodo Stamina (del ciarlatano Davide Vannoni) e poi strizza l’occhio a Salvini.
... Proprio a proposito di Zaia, Salvini, e Celentano: tempo fa il sito di Roberto D’Agostino (Dagospia) ha pubblicato una lettera (che ripropongo qui sotto), in cui ho ricordato appunto tutte queste penose contraddizioni


«Cara Dagospia, nel mio Veneto ha stravinto il leghista “dal volto umano” Luca Zaia. Lui, più garbato ma anche più bigotto di Salvini (difende crocefissi, presepi, e referendum indipendentisti, si batte contro Ogm e pillole abortive…), viene da quel partito impresentabile che fino a ieri, qui da noi, inneggiava al “leòn che magna el teròn” (il leone che mangia il terrone). E che invece, oggi, cerca di ruffianarsi il Sud (per meglio fotterlo nuovamente). Peraltro: oggi come ieri tutti costoro insistono a stringere patti con la “Roma ladrona” di Berluska (che assumeva Mangano, salvava il culetto a Ruby Mubarak, ecc.).
Morale: la Polentonia (non solo il Veneto rancoroso, credulone, e superstizioso), ha dimenticato velocemente i diamanti africani, le lauree in Albania, e tutto il resto. Per sognare il ritorno alla Lira (del “piccolo mondo antico”), e per infierire sui Rom (sfruttati da mafia capitale prima, e dalla propaganda del Carroccio dopo). E se perfino il cattolico Adriano Celentano ha dichiarato di “pensare a Salvini” (dopo aver tifato per quell’altro buffone di Grillo, e dopo aver difeso il metodo Stamina del ciarlatano Vannoni), deduco che l’Italia confusa e felice se la merita proprio, ‘sta Lega!»

        Natale Pellizzer

La lettera, in originale, è la n° 30 a QUESTO LINK

martedì 16 giugno 2015

PUR DI FAR SCENA

Il sito di Roberto D’Agostino (Dagospia), qualche tempo fa, ha pubblicato la mia lettera contro i fanatici del no-Expo (alludevo, in quella, alla manifestazione degli studenti che il 30-4-2015 avevano imbrattato Milano). E naturalmente alludevo soprattutto alla terribile manifestazione - sempre a Milano - del giorno dopo (1-5-2015). Manifestazione sfociata nel vandalismo più becero (auto incendiate, vetrine spaccate, eccetera, eccetera).
In quella lettera (che ripropongo qui sotto) spiegavo che anche il quotidiano comunista "Il Manifesto", aveva cercato di scusare i vandali che il 30 aprile scorso avevano lordato la città. Perfino arrivando a sostenere che gli allarmismi per la manifestazione del giorno dopo (quella del primo maggio), facevano parte di “una sceneggiatura” che serviva a seminare il panico. Nientemeno.

Cara Dagospia, la direttora de “Il Manifesto” (Norma Rangeri), si chiede “come si possono contrastare la povertà e la fame nel mondo se si danneggiano negozi, se si incendiano le auto di cittadini incolpevoli, se si mette in campo solo una anarchica voglia di distruzione”. La papessa del sedicente “quotidiano comunista” dovrebbe recitare un mea culpa, perché anche nel numero del primo maggio si sminuiva, relativizzava, contestualizzava, in definitiva giustificava la prepotenza degli sfigati che il giorno prima avevano giocato alla rivoluzione. (Luca Fazio: “L’analisi più lucida l’ha fatta Fedez twittando che i danni dei No Expo sono poca cosa in confronto alle infiltrazioni mafiose e le speculazioni economiche di Expo”). E si colpevolizzava chi lanciò l’allarme per la MayDay degli antagonisti, sostenendo che era pronta da tempo una “sceneggiatura già scritta da 007 e da esperti dell’antiterrorismo”, che sarebbe servita ad alimentare il caos (testuale: “Tanto per seminare il panico, a bocce ancora ferme c’è già chi parla di una città in mano ai No Expo. Non è vero, ma questo è il film già scritto da mesi”). Adesso il Manifesto scrive che bisogna prendere le distanze “da chi ha nulla a che fare con la politica”. Che facce di bronzo!
    Natale Pellizzer