Sono un profugo di Splinder. Quando mi hanno annunciato lo sfratto da quella piattaforma, lo ammetto, sono andato in paranoia (perché non sapevo dove mettere in salvo la mia mercanzia). Se non do fastidio, avrei pensato di parcheggiare qua un po' della mia roba. Inoltre, sempre se c'è spazio, avrei anche dell'altro: alcune cosette che ho trovato strada facendo, mentre ero alla ricerca di un nuovo riparo, e naturalmente anche tutte le cianfrusaglie che domani mi venisse in mente di raccogliere
Su Repubblica di Venerdì 31 luglio 2026, una pagina intera di Roberto Saviano è dedicata a San Gennaro. Bello, peccato che non spenda una parola di verità su quel santo che, messo così, diventa un burlone. Miracoli che non risolvono nulla, miracoli che tengono in piedi superstizione e fatalismo. Ma la Fede, scusate, è una cosa seria. Non è una smargiassata. Non è una commedia alla Totò. Nemmeno una sceneggiata strappalacrime alla De Filippo (...)
Per la bomba sotto casa di Ranucci, la Schlein aveva subito puntato il dito contro la destra italiana. Ma poi si è capito che la Meloni non c’entra, e - udite, udite - si parlò addirittura di "fuoco amico". Ma oggi ce n’è un’altra. Perché qualche tempo fa Ranucci aveva espresso la sua solidarietà (e quella di Report) a un suo collaboratore: Adriano Cappellari, di Enego, in provincia di Vicenza. Quest’ultimo aveva denunciato l’esplosione di un ordigno sotto casa sua. Un’odiosa intimidazione a un cronista giovane e coraggioso, si disse! Bene. Stavolta la sorpresa non è il "fuoco amico". No. Secondo gli inquirenti, l’attentato se lo sarebbe fatto lui. Da solo, inscenando il tutto
Secondo Donzelli e Bignami la sinistra ha esultato per la bocciatura delle preferenze perché così non deve andare per strada a chiedere il voto agli italiani. ... Ovvio, meglio confidare nelle liste bloccate, stando sul divano a mangiare il sushi, piuttosto che che mischiarsi col popolino!
Per la serie 'Giù le mani dai bambini'. Sul Corriere della Sera di oggi, mercoledì 29 luglio 2026, la scrittrice Susanna Tamaro firma un lungo articolo. Parte da un opuscolo di alcuni pediatri ('Oltre lo sguardo'). Lì si parla di bambini che si percepiscono del sesso opposto. E si fa l’esempio di una bambina di tre anni da avviare alla cosiddetta 'carriera alias': cioè da chiamare e vestire come un maschietto. La Tamaro aveva già spiegato una cosa personale: da piccola si sentiva a suo agio con una giacca militare, si percepiva al maschile. Dice che è stata una fase, passata in fretta. E si chiede: 'Se allora avessi incontrato quelli che oggi chiamo i falchi del #gender?' Ora arriva al punto più duro: parla della triptorelina, un farmaco nato come anti cancro, usato anche, in alcuni casi, per bloccare temporaneamente lo sviluppo sessuale in minori con disforia di genere (l’idea sarebbe quella di 'guadagnare tempo' per capire)! Tamaro però scrive: 'la vita non si può fermare'. E mette in guardia: questi farmaci dovrebbero essere l’ultima spiaggia. Perché rischiano di trasformare le persone in 'un bancomat a vita per le case farmaceutiche'. Aggiunge una frase che farà discutere: 'Nel 90% dei casi la disforia in età infantile si risolve con l’adolescenza. E quando non si risolve, spesso evolve in omosessualità'. Poi il botto finale: 'Alla fine la battaglia del gender rischia di diventare una battaglia per l’eliminazione dell’omosessualità'. ... Accidenti. Sempre più persone si chiedono se certi percorsi, invece di aiutare, finiscano per essere una forma di omofobia travestita da Scienza!
Bologna: il sindaco si sente minacciato ed è scortato dalle forze dell’ordine di cui sembrerebbe diffidare. Intanto ha un morso al polpaccio, e un’accusa infamante quanto temeraria, il poliziotto che assieme a un collega e a quattro volontari della Croce Rossa ha soccorso il povero Fakir. Lasciato solo da tutti. Perché nel momento del bisogno amici e parenti di Fakir erano altrove. E adesso? Adesso si lanciano sospetti e si è chiesta perfino vendetta
Nel suo intervento Giovanni Donzelli ricorda due punti della Costituzione che secondo lui la sinistra dimentica. L"articolo 52: il 'sacro' dovere di difendere la "Patria" (esiste la Patria e il sacro)! E l'articolo 29 che tutela la famiglia 'naturale'. Che obbliga quindi lo Stato - pur difendendo ogni orientamento sessuale - a proteggere i più deboli: cioè i bambini, dice, che hanno diritto ad avere un padre e una madre. ... Ho realizzato questo video venerdì 17 luglio 2026 a Nove (Vicenza)
Galeazzo Bignami, qui come già in Commissione Covid, ha accusato l’ex premier Conte di aver sprecato 1 miliardo e 200mila euro in mascherine. L’accusa è di mala gestione dei soldi pubblici durante il Covid. ... Ho realizzato questo video venerdì 17 luglio a Nove (Vicenza)
Il titolo del quotidiano veneto Gazzettino dice già tutto: “Un lettore scrive che a Bologna era giusto manifestare per dire No alla violenza. Ma di che violenza parliamo?”. E il direttore del giornale spiega che l’unica violenza accertata è quella della guerriglia in cui sono stati feriti una sessantina di poliziotti. Le opinioni dei lettori si capiscono dagli altri titoli alle lettere inviate: “Ma chi difende chi ci difende?”. E poi: “Stranieri con problemi psichiatrici, ora basta”. E ancora: “Lepore dovrebbe dimettersi”!
Il sangue nei polmoni di #Fakir può essere stato causato dallo schiacciamento a terra necessario per immobilizzarlo. Oppure dalle manovre per rianimarlo della Croce rossa. O anche dall'uso di cocaina. Frattanto, altra incauta dichiarazione del sindaco #Lepore, che dice: "#Bologna ha vissuto il dramma della morte di un uomo, una morte tragica, dolorosa e soprattutto evitabile" ... Sindaco, se ha le prove che non è stato un incidente (come ce ne sono tanti, in continuazione), lo dica chiaramente. Se invece non le ha, si ricordi che per il capotreno accoltellato da uno straniero non c'è stata nessuna chiamata alle armi, nessuna sollevazione dei centri sociali e dei loro compagni di merende. Ma un presidio per pochi intimi e per pochi eletti. E se a soccorrere Fakir oltre alla #polizia c'erano solo quattro volontari della Croce rossa, che facciamo, chiediamo "giustizia e verità" anche al mondo del volontariato? Li indichiamo come gente sospetta pure loro?
Il Corriere scrive cosa dice di Fakir la nipote: “Non dava fastidio a nessuno, aiutava gli altri senza chiedere nulla in cambio, ha passato la vita ad aiutare il prossimo”. E la moglie che sta in Marocco: “Lo hanno giustiziato, è un crimine contro l’umanità, un crimine terribile”. Ma certi video, e i trascorsi di Fakir, dicono anche altro. Era ormai intrattabile, più volte segnalato per molestie, in stato di agitazione, con ferite per autolesionismo. Nell’immediato, bisognava ascoltare chi era presente ai fatti. Non chi vive in Marocco, o chi vuole solo difendere la famiglia, come la sorella che vuole “vendetta”. E il sindaco di Bologna (Lepore) invece di rivolgersi alle istituzioni (che rappresenta), ha preferito suonare il piffero per radunare la piazza. Come a tirarsi fuori, come a far credere che lui è solo un passante che nulla c’entra, come a suggerire che con gli stranieri – e lo ha insinuato – talvolta le istituzioni non fanno i loro dovere. Risultato: i centri sociali hanno messo a ferro e fuoco la città. Bisognava stringersi attorno alla famiglia di Fakir? Io dico che prima bisognava chiedere loro dov’erano il giorno in cui solo la Polizia (che non poteva conoscere i problemi di Fakir) gli è stata accanto cercando di calmarlo!
Fakir è morto nelle mani dello Stato che non poteva certo conoscere i suoi problemi. Purtroppo erano tutte altrove, e chissà dove, le mani di chi ora dice di averlo tanto amato
Il sindaco di Bologna dovrebbe saperlo che si muore continuamente. Moriremo tutti, comunque vada, e può accadere in ogni momento. Dormendo, ridendo, bevendo un bicchiere di acqua, mentre si è tra le braccia dell'amante o magari nelle mani dello Stato. Ovviamente anche quando siamo malati, ma se disturbiamo il prossimo la Polizia cerca di tranquillizzarci ed eventualmente impedirci di nuocere. Le persone intellettualmente oneste, che amano la giustizia e la verità, quando muore una persona che soffriva da tempo, chiedono a chi c'era, a chi ha visto, a chi sa, a chi gli stava accanto. Non chiamano immediatamente quella piazza che non c'era, se c'era dormiva, e si era voltata dall'altra parte. E che però - sempre dopo, a favore di telecamera - ha visto tutto, sa tutto, ha già condannato il colpevole. Quella piazza fatta anche di parenti che vogliono "vendetta", di rapper in cerca di fama, di agitatori esibizionisti che cercano una candidatura o vile danaro, di ragazzini che vogliono buttarla in politica, in caciara, o in rissa (per calmare le tempeste ormonali)!
Su Fakir, Repubblica scrive: “Erano 40 giorni che chiedeva aiuto. Delirava. Non era in sé. Si isolava spesso, allontanava anche la famiglia. In casa non sapevano come aiutarlo. Ma non l’hanno abbandonato ed era lui a non volerli attorno… Un centro di salute mentale gli aveva prescritto delle medicine, ma non le stava prendendo”. Ordunque, il sindaco, la Cgil, l’Anpi, la nipote di Fakir, subito hanno chiesto “verità”. E hanno manifestato prima ancora dell’autopsia. Una verità la posso già dare io: quella mattina non c’era nessuno che aiutasse concretamente Fakir, nessuno! E chiamare a raccolta questi “nessuno”, come ha fatto il sindaco, è servito solo ad alimentare i sospetti sugli unici che lo hanno soccorso cercando di tranquillizzarlo. E proprio a loro si è gridato poi “assassini”. Lo dico ai “nessuno” di cui sopra: se c’è una verità nascosta dovreste dircela voi. Magari spiegandoci dove eravate quando Fakir chiedeva aiuto
Il sindaco di Bologna, riferendosi al povero Fakir, dice che “non si può morire così”. E’ scioccato da quelle immagini, io invece sono scioccato soprattutto da quello che è successo dopo. La morte di un uomo che soffre, che non si sa spiegare, che più lo tranquillizzi e più si agita, è molto meno strana della morte improvvisa, per dire, del giornalista Compatangelo (che sembra fatta apposta – quella sì - per alimentare le teorie complottiste)! Quello che non ha giustificazione, è il delirio di chi si spaccia per antifascista per mettere a ferro e fuoco la città di Bologna (prima ancora che siano accertati i fatti)! Evidentemente la morte di Carlo Giuliani non ha fatto riflettere sul fatto che spaccare tutto e lanciare estintori o altro, alimenta solo altro odio . e può finire in tragedia
Giovanni Donzelli, qui, dice che la Schlein deve chiedere scusa non alla Meloni ma all'Italia, perché la Democrazia è forte e non è a rischio. ... Ho realizzato questo video venerdì 17 luglio 2026, a Nove (Vicenza)
Qui Galeazzo Bignami, sulla bomba a Ranucci dice: "A sinistra son tutti amici"! E Donzelli: "Amici? Non so se conviene, perché a sinistra un nuovo motto dice che chi trova un amico trova...".
Se non era legittima difesa, quella di Roggero, possiamo escludere che fosse legittima esasperazione? Riconosciuta in altri casi? ... E comunque, dove finisce la legittima difesa, dovrebbe iniziare la pietà! Pietà per un uomo che perde la brocca quando attaccano i suoi cari!
E’ stata una serata caldissima, in quel di Nove (Vicenza). Il senatore Speranzon, qui, presenta Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami che sul palco duettano per far riflettere (ma anche sorridere) su politica e dintorni. Tra sventolii di bandiere e selfie a go go, c’era la calca attorno ai politici nazionali e a quelli del territorio. Acclamatissime erano soprattutto Elena Donazzan e Elisabetta Gardin ... Ho realizzato questo video venerdì 17 Luglio 2026 a Nove (Vicenza)
Tra un gioiellere esasperato e un criminale feroce, certa sinistra preferisce immedesimarsi in quest'ultimo. Dicono che il ministro non può avviare l'iter per una eventuale Grazia del Presidente Mattarella: neppure quando la chiede la moglie del condannato? Dicono che un partito non può candidare un condannato: in assoluto? L'Anm dice che i giudici "applicano le leggi", ma poi la magistratura assolve una donna che ammazza sua mamma con l'Alzheimer (e invece condanna al carcere Roggero, dopo averlo costretto a risarcire le famiglie dei criminali)!
Martedì 14 luglio 2026, Avvenire segnala una polemica. Protagonisti: la Garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, e due associazioni di pediatri. Il motivo? Una ‘guida pratica’ che le associazioni volevano diffondere. Al suo interno, come esempio, veniva citato il caso di una bambina di 3 anni che veniva chiamata e trattata al maschile, perché diceva di percepirsi così. La chiamano ‘carriera alias’. La Garante si è detta contraria. Nel suo comunicato cita la Cass Review britannica e altri studi recenti. Il punto è: su temi così complessi servirebbe prudenza, un approccio non ideologico, e ascoltare le evidenze scientifiche più aggiornate. Perché, sostiene, approcci affrettati possono fare danni.