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sabato 9 agosto 2025

Murgia, la snob

Il Corriere della Sera ha intervistato la mamma di Michela Murgia. E io ho commentato le sue parole sui social

🙏Io con questa intervista ho capito che  la scrittrice è cresciuta in una famiglia assai problematica. E mentre la madre ha cercato di tenere uniti i cocci, la figlia ha preferito inventarsi una "famiglia queer" e dei "figli d'anima". Evidentemente la madre in realtà capisce bene tutto ciò, ma semplicemente non lo condivide. D'altra parte, col suo linguaggio, la Michela dimostrava di essere ribelle rispetto alle sue origini, ma vergognosamente snob e ben allineata alla dominante cultura della sinistra woke (una deriva che per fortuna oggi comincia a mostrare qualche crepa ideologica). Una smania inquisitoria, quella della scrittrice, che la costringeva a vedere un indizio di fascismo perfino in chi dice di avere conseguito la laurea alla "università della vita".

Definirsi "queer", poi (che in origine stava per strambo), lo trovo disgustoso. Proprio perché appartengo al cosiddetto mondo arcobaleno (che le lobby LGBT+ stanno portando nel burrone), trovavo indecente questo piegarsi al linguaggio che le isteriche sigle vogliono imporre a tutte, tutti, e tuttU (rendendoci tutte, tutti e tuttU dei rincoglionitU)!
___ Natale Pellizzer

lunedì 17 febbraio 2025

Sanremo senza deliri gender

Il festival di Sanremo è tornato ad essere un polpettone nazionalpopolare, come ai tempi dei Pippibaudi. Meglio così, perché gli ultimi festival erano in preda al delirio del gender. Erano una sagra del queer, l’apoteosi del "mondo al contrario". Se Memo Remigi veniva licenziato con disonore per una "mano morta" alla collega sua amica, a Sanremo invece Rosa Chemical poteva strusciarsi e dimenarsi sulla patta di Fedez (venendo fatto santo sul posto, nel nome della Santissima “Inclusione”). Ma in realtà, così alimentando sugli omosex i più odiosi e pericolosi stereotipi da cinepanettone.
Alessandro Zan, la Schlein, e le lobby LGBT+, fingono di non vedere queste odiose contraddizioni. E io, per gridare il mio dissenso, dico a loro ancora una volta: “Not in my name!”. Perché non mi rappresentano affatto, e un domani potrò dire con fierezza che non sono mai stato loro complice!
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