Lo slogan dice "No Pride in genocide". Ma la realtà dice il contrario, perché il (presunto) genocidio è usato anzi proprio come pretesto - non l'unico, certo - per farla, questa manifestazione che ormai non ha più senso! Oggi il popolo arcobaleno ha ben poco da rivendicare. E dunque per organizzare i Pride le lobby lgbt+ son costrette a inventarsi ogni scusa. Sono diventate manifestazioni che strizzano l'occhio a certi partiti (bisognosi di nuovo elettorato), a certo mondo artistico (bisognoso di applausi e riconoscimenti), a certa interessata classe imprenditoriale (gestori di locali per il cruising, psicologi più o meno illuminati, truccatori, stilisti, chirurghi, parrucchieri, ecc.). Queste parate sono prima di tutto pubblicità per gli attivisti di associazioni rainbow, bisognosi di accreditarsi come interlocutori (che ottengono così ulteriore visibilità e magari finanziamenti ad iniziative patetiche quanto costose).
Ancora a proposito del (presunto) genocidio. Ai sedicenti pro-Pal che sventolano la bandiera palestinese (magari in perizoma e copri capezzoli), andrebbe spiegato che così facendo offendono quel popolo martoriato. Perché strumentalizzano quei morti per fingere nobiltà d'animo.
... Gli islamici fondamentalisti chiamano tutto questo Pal-washing. Ovvero, un "cavallo di Troia" che serve per normalizzare stili di vita che i palestinesi considerano una odiosa offesa alla loro cultura, alla loro Fede, al loro profeta, al loro Dio👆