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Sono un profugo di Splinder. Quando mi hanno annunciato lo sfratto da quella piattaforma, lo ammetto, sono andato in paranoia (perché non sapevo dove mettere in salvo la mia mercanzia). Se non do fastidio, avrei pensato di parcheggiare qua un po' della mia roba. Inoltre, sempre se c'è spazio, avrei anche dell'altro: alcune cosette che ho trovato strada facendo, mentre ero alla ricerca di un nuovo riparo, e naturalmente anche tutte le cianfrusaglie che domani mi venisse in mente di raccogliere
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giovedì 23 ottobre 2025
Femminicidio? Parola ultra sessista!
Lo dico a trans, femministe, e lobby lgbt+. Se dite che uccidere una donna è femminicidio, allora uccidere un uomo non è omicidio ma casomai maschicidio. D'altra parte, se donna e uomo sono il genere (o "sesso percepito"), e se maschio e femmina sono solo il sesso biologico (o "sesso assegnato alla nascita") parlare di "femminicidio" per voi femministe di nuova generazione e per voi sigle arcobaleno dovrebbe essere una bestemmia. Perché in questo modo umiliate una donna (uccisa barbaramente) con una definizione che la schiaccia al suo organo sessuale. In altre parole: se dite che femmine si nasce, e donne si diventa (sono le vostre teorie gender), allora parlare di femminicidio è una contraddizione grande come una casa. Riflettere, please, prima di volerci istruire!
lunedì 17 febbraio 2025
Sanremo senza deliri gender
Il festival di Sanremo è tornato ad essere un polpettone nazionalpopolare, come ai tempi dei Pippibaudi. Meglio così, perché gli ultimi festival erano in preda al delirio del gender. Erano una sagra del queer, l’apoteosi del "mondo al contrario". Se Memo Remigi veniva licenziato con disonore per una "mano morta" alla collega sua amica, a Sanremo invece Rosa Chemical poteva strusciarsi e dimenarsi sulla patta di Fedez (venendo fatto santo sul posto, nel nome della Santissima “Inclusione”). Ma in realtà, così alimentando sugli omosex i più odiosi e pericolosi stereotipi da cinepanettone.
Alessandro Zan, la Schlein, e le lobby LGBT+, fingono di non vedere queste odiose contraddizioni. E io, per gridare il mio dissenso, dico a loro ancora una volta: “Not in my name!”. Perché non mi rappresentano affatto, e un domani potrò dire con fierezza che non sono mai stato loro complice!
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Alessandro Zan, la Schlein, e le lobby LGBT+, fingono di non vedere queste odiose contraddizioni. E io, per gridare il mio dissenso, dico a loro ancora una volta: “Not in my name!”. Perché non mi rappresentano affatto, e un domani potrò dire con fierezza che non sono mai stato loro complice!
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