IL QUOTIDIANO VENETO “Il Gazzettino” ha pubblicato la lettera in cui ho spiegato che i migranti sono una pacchia soprattutto per chi dice di volerli cacciare.
... Ovvero: per i politici “della ruspa” (ad esempio Salvini, cresciuto grazie alla cricca di Bossi & Friends). E poi per tutti quegli italiani invasati e spiritati che – nelle fiaccolate e nei talk-show - sbraitano e fanno i bulletti sperando di essere inquadrati dalla telecamera.
CONSEGUENTEMENTE, ho fatto notare come a questo teatrino partecipino anche tanti pacifisti (veri e presunti), del volontariato. Che attualmente possono essere individuati e scovati nelle Ong che non vogliono firmare il cosiddetto “codice Minniti” (gente che fin qui, ha creduto di poter passare a noi la “patata bollente” - cioè i migranti - atteggiandosi addirittura ad eroi, ma lasciando a noi il compito di gestire il fenomeno).
IL TESTO DELLA LETTERA, col titolo indicato qui sotto, è questo:
“IL GIOCO DELLE PARTI, IMMIGRATI AD USO E CONSUMO”
Gentile Redazione del “Gazzettino”, gli immigrati tutti sono una manna per certa Italia “da operetta”. Perché consentono quel pirandelliano “gioco delle parti” su cui costruire splendide carriere e sporchi affari. Ci sguazzano per primi i politici ruspanti (nel senso della ruspa). E subito dopo la sinistra radical chic (e choc) capace solo - per principio, per pigrizia, per far scena – di contrapporsi ai primi. Trovano uno scopo, dunque, tanti esaltati pacifisti (e/o paci-finti), che si infiltrano nel variegato e confusionario mondo del volontariato. E infine c’è il popolo delle fiaccolate (in favore di telecamera).
Ogni affermazione, sugli immigrati, diventa ormai insulsa. Perché il fenomeno è biblico e non lo si semplifica con slogan allarmistici o con soluzioni buoniste. Tanto per cominciare: le Ong che non firmano il codice Minniti si vantano di salvare tante vite? Per favore, questi improvvisati eroi ci scaricano qui di tutto e di più.
Natale Pellizzer
Sono un profugo di Splinder. Quando mi hanno annunciato lo sfratto da quella piattaforma, lo ammetto, sono andato in paranoia (perché non sapevo dove mettere in salvo la mia mercanzia). Se non do fastidio, avrei pensato di parcheggiare qua un po' della mia roba. Inoltre, sempre se c'è spazio, avrei anche dell'altro: alcune cosette che ho trovato strada facendo, mentre ero alla ricerca di un nuovo riparo, e naturalmente anche tutte le cianfrusaglie che domani mi venisse in mente di raccogliere
domenica 27 agosto 2017
domenica 7 maggio 2017
UNA FIRMA, PLEASE!
Il sito di Roberto D’Agostino (“Dagospia”), ha pubblicato – nell’apposita rubrica dedicata alla posta - la lettera in cui ho spiegato che sono stato felice di andare a votare per le primarie del Partito Democratico.
Sì, certo, e sono stato perfino orgoglioso di poterlo fare. Ma in quell'occasione ho anche lasciato intendere che - se non chiedo troppo n’è vero! - la prossima volta vorrei che mi si chiedesse almeno una piccola cosa: una - per quanto vaga e formale - adesione al partito.
... Perché, insomma, andare al seggio dovrebbe essere una cosa seria, e non voglio ritrovarmi accanto qualche cialtrone che desidera solo prendere in giro il mio partito di riferimento.
La lettera in questione è la n° 21 a questo link.
... Ad ogni modo, alla redazione mi ero rivolto con queste parole: "Cara Dagospia, il buon Michele Serra, su 'Repubblica', si è chiesto: "Come spiegare la decisione del sindaco fascista di Nardò, signor Mellone, di votare alle primarie del Pd?". Ecco, essendomi recato al seggio, posso garantire che questa minchiata è stata possibile perché, contrariamente a quanto avrei desiderato, non era richiesta neppure una piccola firma ad una (per quanto vaga e formale) adesione al partito. W l'Italia (e le primarie), sempre e comunque".
Natale Pellizzer
Sì, certo, e sono stato perfino orgoglioso di poterlo fare. Ma in quell'occasione ho anche lasciato intendere che - se non chiedo troppo n’è vero! - la prossima volta vorrei che mi si chiedesse almeno una piccola cosa: una - per quanto vaga e formale - adesione al partito.
... Perché, insomma, andare al seggio dovrebbe essere una cosa seria, e non voglio ritrovarmi accanto qualche cialtrone che desidera solo prendere in giro il mio partito di riferimento.
La lettera in questione è la n° 21 a questo link.
... Ad ogni modo, alla redazione mi ero rivolto con queste parole: "Cara Dagospia, il buon Michele Serra, su 'Repubblica', si è chiesto: "Come spiegare la decisione del sindaco fascista di Nardò, signor Mellone, di votare alle primarie del Pd?". Ecco, essendomi recato al seggio, posso garantire che questa minchiata è stata possibile perché, contrariamente a quanto avrei desiderato, non era richiesta neppure una piccola firma ad una (per quanto vaga e formale) adesione al partito. W l'Italia (e le primarie), sempre e comunque".
Natale Pellizzer
domenica 1 maggio 2016
SAVIANO ATEO-DEVOTO
IL QUOTIDIANO "IL MANIFESTO" HA PUBBLICATO LA LETTERA IN CUI HO ESPRESSO IL MIO STUPORE PER QUANTO HA DICHIARATO - SU SAN GENNARO, SANTO CHE PIACE TANTO ANCHE AI MARIUOLI - LO SCRITTORE ROBERTO SAVIANO.
Peraltro, Saviano (che si proclama ateo, ed è sotto scorta per il suo eroico impegno contro la camorra), ha sempre fatto le pulci a Matteuccio Renzi per la sua presunta “narrazione” politica. Ma col suo recente spettacolo “Sanghenapule” Saviano ha anche sostanzialmente celebrato il miracolo “da sceneggiata” del prodigioso sangue.
... Già, il sangue (presunto sangue!), di quel Gennariello pazzerello che si è sempre burlato di una città che pure lo ha ricoperto d’oro. Perché, bisognerà dirlo, il santo si scioglie quando viene trastullato da un porporato, ma non è mai riuscito a far sparire la camorra o almeno n po’ di monnezza. E dunque, com’è possibile che uno come Saviano non colga il pericolo di certa devozione isterica, piagnucolosa, ruffiana, e (per certe recenti polemiche sul “tesoro” del santo) anche parecchio scandalosa?
DAL QUOTIDIANO "IL MANIFESTO"
(venerdì 22-4-2016, rubrica lettere al giornale)
«Gentile Redazione, sarebbe già grave se Saviano spiegasse la devozione a San Gennaro col distacco di un antropologo. Perché lui è la coscienza critica di Napoli, e non può ignorare che quella religiosità sanguinolenta alimenta - fra l’altro - il fatalismo e la superstizione della città. Invece Saviano insiste a parlare -con stima ed affetto!- di questo santo che piace tanto pure ai mariuoli (testuale: «Verso San Gennaro ho una specie di feticismo. Lui capisce talmente tanto che ti ascolta anche quando - disperato - chiedi la grazia per poter rubare».
Ora, da agnostico capisco che lo scrittore (sedicente ateo) considera i credenti dei bambini ingenui a cui dare un buffetto sulla guancia. Ma i Napoletani adulti e vaccinati, davvero gradiscono questi paternalismi? Oggi, mentre la Chiesa condanna la falsa religiosità dei boss (e prova a riappropriarsi di un san Gennaro stralunato e forse mai esistito), Saviano difende chi lo proclama “roba nostra" (mi riferisco - che tristezza! - alla querelle tra il cardinale Sepe e la cosiddetta “deputazione”: un club di parrucconi che ritengono di avere per l'eternità il monopolio sul cosiddetto “tesoro di San Gennaro”)».
Natale Pellizzer
Peraltro, Saviano (che si proclama ateo, ed è sotto scorta per il suo eroico impegno contro la camorra), ha sempre fatto le pulci a Matteuccio Renzi per la sua presunta “narrazione” politica. Ma col suo recente spettacolo “Sanghenapule” Saviano ha anche sostanzialmente celebrato il miracolo “da sceneggiata” del prodigioso sangue.
... Già, il sangue (presunto sangue!), di quel Gennariello pazzerello che si è sempre burlato di una città che pure lo ha ricoperto d’oro. Perché, bisognerà dirlo, il santo si scioglie quando viene trastullato da un porporato, ma non è mai riuscito a far sparire la camorra o almeno n po’ di monnezza. E dunque, com’è possibile che uno come Saviano non colga il pericolo di certa devozione isterica, piagnucolosa, ruffiana, e (per certe recenti polemiche sul “tesoro” del santo) anche parecchio scandalosa?
DAL QUOTIDIANO "IL MANIFESTO"
(venerdì 22-4-2016, rubrica lettere al giornale)
«Gentile Redazione, sarebbe già grave se Saviano spiegasse la devozione a San Gennaro col distacco di un antropologo. Perché lui è la coscienza critica di Napoli, e non può ignorare che quella religiosità sanguinolenta alimenta - fra l’altro - il fatalismo e la superstizione della città. Invece Saviano insiste a parlare -con stima ed affetto!- di questo santo che piace tanto pure ai mariuoli (testuale: «Verso San Gennaro ho una specie di feticismo. Lui capisce talmente tanto che ti ascolta anche quando - disperato - chiedi la grazia per poter rubare».
Ora, da agnostico capisco che lo scrittore (sedicente ateo) considera i credenti dei bambini ingenui a cui dare un buffetto sulla guancia. Ma i Napoletani adulti e vaccinati, davvero gradiscono questi paternalismi? Oggi, mentre la Chiesa condanna la falsa religiosità dei boss (e prova a riappropriarsi di un san Gennaro stralunato e forse mai esistito), Saviano difende chi lo proclama “roba nostra" (mi riferisco - che tristezza! - alla querelle tra il cardinale Sepe e la cosiddetta “deputazione”: un club di parrucconi che ritengono di avere per l'eternità il monopolio sul cosiddetto “tesoro di San Gennaro”)».
Natale Pellizzer
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martedì 9 febbraio 2016
RISPETTO
Parole sante, santissime, quello di Emma Bonino. Intervistata su “Repubblica”, la politica ha dichiarato: «Ho sempre presente Viola, una
signora che all’Associazione Luca Coscioni, cui si era rivolta, chiedeva: “Se
posso dare un rene, perché non posso aiutare mia figlia prestando il mio
utero?”».
… E dopo aver riferito questo episodio,la Bonino ha così concluso il discorso: «Quando ci
si occupa di questioni affettive private serve più rispetto. Bisogna saper
guardare esperienze, dolori, mancanze degli altri senza pontificare».
… E dopo aver riferito questo episodio,
lunedì 7 dicembre 2015
SIMBOLI DI FEDE
IL QUOTIDIANO VENETO "IL GAZZETTINO" ha pubblicato nei giorni scorsi la lettera in cui – proprio in quanto presepista – ho scritto che i presepi (e pure i crocefissi), non sono semplici addobbi da posizionare dove capita, a capriccio.
... Come è logico e come è ovvio: presepi e crocefissi rappresentano momenti cruciali del cristianesimo. E possono irritare, preoccupare, intimorire, infastidire chi si sente “escluso” o perfino minacciato da una religione che li ha usati e strumentalizzati anche per le più brutali crociate.
A PROPOSITO: SE DIO ESISTE, stramaledica Salvini, la Gelmini, La Russa, Luca Zaia, e tutti quei lazzaroni che per farsi belli hanno “arruolato” il Bambinello per la loro ultima insulsa sceneggiata.
... Tutti costoro hanno sfruttato il presepe in funzione anti-Islam, pur sapendo che in generale i musulmani se ne fregano dei crocefissi (e rispettano il presepe, anche perché quest’ultimo è assolutamente in armonia con quanto scrive il Corano).
TUTTI QUESTI BRUTTI CEFFI, dimostrano una volta di più – se ce ne fosse bisogno – che presepi e crocefissi non sono inermi ammennicoli che si possono dispensare a piacere.
... E io mi sono sentito obbligato a partecipare alla discussione “presepe sì o no”, sul “Gazzettino” (attraverso la lettera che riporto qui sotto e che hanno pubblicato titolandola “I simboli della Fede”), proprio perché, in quanto presepista, non voglio essere confuso con chi strumentalizza il Natale per giustificare certe luride porcate.
____________________________
Alla redazione de "Il Gazzettino"
« I presepi, esattamente come i crocefissi, non possono essere “difesi” da chi si ricorda di essere cristiano solo a Natale. E non stiamo parlando di semplici “tradizioni”, ma casomai di simboli della fede. A mio parere la Fede non si impara a scuola e non si insegna in un comizio, piuttosto la si propone con l’esempio (se questo è sincero). Io, che sono presepista, da diversi anni non presento più i miei presepi nelle mostre natalizie esplicitamente cattoliche, perché sono agnostico e chi le organizza potrebbe considerarmi un “infiltrato”. Peraltro, i cristiani sanno che i presepi e le croci possono ispirare pace, ma altre volte fomentare polemiche e persino guerre. Per questo a mio parere i cattolici per primi dovrebbero togliere il Cristo dagli edifici laici dello Stato, per riportarlo sugli altari di quel Dio che non vuole essere “nominato invano”».
Natale Pellizzer
... Come è logico e come è ovvio: presepi e crocefissi rappresentano momenti cruciali del cristianesimo. E possono irritare, preoccupare, intimorire, infastidire chi si sente “escluso” o perfino minacciato da una religione che li ha usati e strumentalizzati anche per le più brutali crociate.
A PROPOSITO: SE DIO ESISTE, stramaledica Salvini, la Gelmini, La Russa, Luca Zaia, e tutti quei lazzaroni che per farsi belli hanno “arruolato” il Bambinello per la loro ultima insulsa sceneggiata.
... Tutti costoro hanno sfruttato il presepe in funzione anti-Islam, pur sapendo che in generale i musulmani se ne fregano dei crocefissi (e rispettano il presepe, anche perché quest’ultimo è assolutamente in armonia con quanto scrive il Corano).
TUTTI QUESTI BRUTTI CEFFI, dimostrano una volta di più – se ce ne fosse bisogno – che presepi e crocefissi non sono inermi ammennicoli che si possono dispensare a piacere.
... E io mi sono sentito obbligato a partecipare alla discussione “presepe sì o no”, sul “Gazzettino” (attraverso la lettera che riporto qui sotto e che hanno pubblicato titolandola “I simboli della Fede”), proprio perché, in quanto presepista, non voglio essere confuso con chi strumentalizza il Natale per giustificare certe luride porcate.
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Alla redazione de "Il Gazzettino"
« I presepi, esattamente come i crocefissi, non possono essere “difesi” da chi si ricorda di essere cristiano solo a Natale. E non stiamo parlando di semplici “tradizioni”, ma casomai di simboli della fede. A mio parere la Fede non si impara a scuola e non si insegna in un comizio, piuttosto la si propone con l’esempio (se questo è sincero). Io, che sono presepista, da diversi anni non presento più i miei presepi nelle mostre natalizie esplicitamente cattoliche, perché sono agnostico e chi le organizza potrebbe considerarmi un “infiltrato”. Peraltro, i cristiani sanno che i presepi e le croci possono ispirare pace, ma altre volte fomentare polemiche e persino guerre. Per questo a mio parere i cattolici per primi dovrebbero togliere il Cristo dagli edifici laici dello Stato, per riportarlo sugli altari di quel Dio che non vuole essere “nominato invano”».
Natale Pellizzer
martedì 1 settembre 2015
ELENA DEI CAMERATI
Il quotidiano veneto “Il Gazzettino” ha pubblicato nei giorni scorsi la lettera (qui sotto), in cui mi dicevo d’accordo con quanti, nel Partito Democratico, hanno chiesto le dimissioni della consigliera regionale all’Istruzione Elena Donazzan.
... La faccenda è nota: la Donazzan aveva raccontato su Facebook di essere stata derubata dai “marocchini di merda” (e fin qui, passi!), ma subito dopo, per il linguaggio usato (“da caserma”, secondo Alessandra Moretti), ha nuovamente lasciato trasparire le sue idee fascisteggianti. Che sono assolutamente inconciliabili con chi dovrebbe credere alla Democrazia (visto che ci campa sopra, peraltro a nostre spese).
_______________________________________
«Molti rivelano le loro inconfessabili passioni quando sono ubriachi. O quando sono arrabbiati. L’assessore all’istruzione Elena Donazzan ha ragione: se un marocchino mi ruba la bicicletta, è un “marocchino di m.”. E io aggiungo che un italiano che mi imbroglia è un “italiano di m.”. Ma la Donazzan – che evidentemente ha potuto identificare chi l’ha derubata, perché è certa delle sue origini magrebine – adesso denunci il “pericolo pubblico”, facendo nome e cognome. E subito dopo, però, si dimetta. Perché tirando in ballo i suoi amici “camerati” (che considera baluardi di giustizia), ha ribadito ancora una volta che il suo cuore rimpiange altre epoche a altre (odiose) politiche. Non si può sputare nel piatto in cui si mangia. Non si può rappresentare la Democrazia (e mangiarci sopra, a nostre spese), se pubblicamente la si snobba e intimamente la si disprezza».
Natale Pellizzer
... La faccenda è nota: la Donazzan aveva raccontato su Facebook di essere stata derubata dai “marocchini di merda” (e fin qui, passi!), ma subito dopo, per il linguaggio usato (“da caserma”, secondo Alessandra Moretti), ha nuovamente lasciato trasparire le sue idee fascisteggianti. Che sono assolutamente inconciliabili con chi dovrebbe credere alla Democrazia (visto che ci campa sopra, peraltro a nostre spese).
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«Molti rivelano le loro inconfessabili passioni quando sono ubriachi. O quando sono arrabbiati. L’assessore all’istruzione Elena Donazzan ha ragione: se un marocchino mi ruba la bicicletta, è un “marocchino di m.”. E io aggiungo che un italiano che mi imbroglia è un “italiano di m.”. Ma la Donazzan – che evidentemente ha potuto identificare chi l’ha derubata, perché è certa delle sue origini magrebine – adesso denunci il “pericolo pubblico”, facendo nome e cognome. E subito dopo, però, si dimetta. Perché tirando in ballo i suoi amici “camerati” (che considera baluardi di giustizia), ha ribadito ancora una volta che il suo cuore rimpiange altre epoche a altre (odiose) politiche. Non si può sputare nel piatto in cui si mangia. Non si può rappresentare la Democrazia (e mangiarci sopra, a nostre spese), se pubblicamente la si snobba e intimamente la si disprezza».
Natale Pellizzer
mercoledì 12 agosto 2015
IL LEONE CHE MANGIA IL VANGELO
I leghisti tipo Luca Zaia (governatore del Veneto), e Matteo Salvini (segretario federale del Carroccio), hanno risposto come hanno potuto ai meritati rimproveri dei vescovi (il segretario della Cei Nunzio Galantino li aveva definiti "Piazzisti da quattro soldi che pur di prendere voti, di raccattare voti, dicono cose straordinariamente insulse!").
D'altra parte, anche se la Lega va forte nei sondaggi (ma solo perché parla alla pancia della ‘ggente), non riuscirà mai a conciliare le strombazzate “radici cristiane” (che peraltro difende solo a parole), con l’egoismo e la cattiveria che trasuda quotidianamente nei suoi proclami.
Del resto, Zaia si oppone agli Ogm (che invece Papa Bergoglio non demonizza affatto), per la stessa ragione per cui difende il crocefisso. Ovvero: perché deve apparire difensore del rassicurante “piccolo mondo antico” (che piace tanto agli elettori meno riflessivi e più rancorosi).
Funziona così, purtroppo, in una certa Italia che si proclama cattolica anche se non apre mai il Vangelo (e invece preferisce leggere gli oroscopi, e credere alle Wannemarchi urlanti). Per non parlare dei tanti ignoranti per professione, tipo quell'Adriano Celentano che prima difende il pericoloso metodo Stamina (del ciarlatano Davide Vannoni) e poi strizza l’occhio a Salvini.
... Proprio a proposito di Zaia, Salvini, e Celentano: tempo fa il sito di Roberto D’Agostino (Dagospia) ha pubblicato una lettera (che ripropongo qui sotto), in cui ho ricordato appunto tutte queste penose contraddizioni
«Cara Dagospia, nel mio Veneto ha stravinto il leghista “dal volto umano” Luca Zaia. Lui, più garbato ma anche più bigotto di Salvini (difende crocefissi, presepi, e referendum indipendentisti, si batte contro Ogm e pillole abortive…), viene da quel partito impresentabile che fino a ieri, qui da noi, inneggiava al “leòn che magna el teròn” (il leone che mangia il terrone). E che invece, oggi, cerca di ruffianarsi il Sud (per meglio fotterlo nuovamente). Peraltro: oggi come ieri tutti costoro insistono a stringere patti con la “Roma ladrona” di Berluska (che assumeva Mangano, salvava il culetto a Ruby Mubarak, ecc.).
Morale: la Polentonia (non solo il Veneto rancoroso, credulone, e superstizioso), ha dimenticato velocemente i diamanti africani, le lauree in Albania, e tutto il resto. Per sognare il ritorno alla Lira (del “piccolo mondo antico”), e per infierire sui Rom (sfruttati da mafia capitale prima, e dalla propaganda del Carroccio dopo). E se perfino il cattolico Adriano Celentano ha dichiarato di “pensare a Salvini” (dopo aver tifato per quell’altro buffone di Grillo, e dopo aver difeso il metodo Stamina del ciarlatano Vannoni), deduco che l’Italia confusa e felice se la merita proprio, ‘sta Lega!»
D'altra parte, anche se la Lega va forte nei sondaggi (ma solo perché parla alla pancia della ‘ggente), non riuscirà mai a conciliare le strombazzate “radici cristiane” (che peraltro difende solo a parole), con l’egoismo e la cattiveria che trasuda quotidianamente nei suoi proclami.
Del resto, Zaia si oppone agli Ogm (che invece Papa Bergoglio non demonizza affatto), per la stessa ragione per cui difende il crocefisso. Ovvero: perché deve apparire difensore del rassicurante “piccolo mondo antico” (che piace tanto agli elettori meno riflessivi e più rancorosi).
Funziona così, purtroppo, in una certa Italia che si proclama cattolica anche se non apre mai il Vangelo (e invece preferisce leggere gli oroscopi, e credere alle Wannemarchi urlanti). Per non parlare dei tanti ignoranti per professione, tipo quell'Adriano Celentano che prima difende il pericoloso metodo Stamina (del ciarlatano Davide Vannoni) e poi strizza l’occhio a Salvini.
... Proprio a proposito di Zaia, Salvini, e Celentano: tempo fa il sito di Roberto D’Agostino (Dagospia) ha pubblicato una lettera (che ripropongo qui sotto), in cui ho ricordato appunto tutte queste penose contraddizioni
«Cara Dagospia, nel mio Veneto ha stravinto il leghista “dal volto umano” Luca Zaia. Lui, più garbato ma anche più bigotto di Salvini (difende crocefissi, presepi, e referendum indipendentisti, si batte contro Ogm e pillole abortive…), viene da quel partito impresentabile che fino a ieri, qui da noi, inneggiava al “leòn che magna el teròn” (il leone che mangia il terrone). E che invece, oggi, cerca di ruffianarsi il Sud (per meglio fotterlo nuovamente). Peraltro: oggi come ieri tutti costoro insistono a stringere patti con la “Roma ladrona” di Berluska (che assumeva Mangano, salvava il culetto a Ruby Mubarak, ecc.).
Morale: la Polentonia (non solo il Veneto rancoroso, credulone, e superstizioso), ha dimenticato velocemente i diamanti africani, le lauree in Albania, e tutto il resto. Per sognare il ritorno alla Lira (del “piccolo mondo antico”), e per infierire sui Rom (sfruttati da mafia capitale prima, e dalla propaganda del Carroccio dopo). E se perfino il cattolico Adriano Celentano ha dichiarato di “pensare a Salvini” (dopo aver tifato per quell’altro buffone di Grillo, e dopo aver difeso il metodo Stamina del ciarlatano Vannoni), deduco che l’Italia confusa e felice se la merita proprio, ‘sta Lega!»
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